Biografia

DANIELA LAVAGNOLI

Nata a Verona
in via Belvedere N°31 dove vive e lavora
Daniela inizia con la passione del restauro di mobili di famiglia in arte povera nel 2001, e l’affascina il vedere come il legno sia un materiale sempre vivo. Appassionata del camminare nei boschi, inizia a raccogliere qualche radice e qualche ramo rimanendo colpita dalla loro forma, prova a lavorarli plasmandoli, ricavandone figure che emergono dalla sua immaginazione, estraendone  una nuova vita …. Una scultura  fatta di animali,di personaggi, di tutto ciò che Daniela riesce con la sua fantasia ad intravvedere. Avendo sempre più fiducia in se stessa, e in quello che crea, autodidatta... segue per approfondimento corsi di storia dell’arte, avendo così chiaro, il concetto di “bellezza” migliorando di giorno in giorno sempre di più la sua capacità artistica. Le sue opere non sono solo sculture, sono capolavori della sensibilità di espressione  di questa artista che ci lascia stupiti.

"L’arte mi permette  di esprimere quello che sento dentro, è per me una vera terapia di guarigione interiore. Con le “figure scolpite“cerco solo di esprimere quello che provo e vivo con amore e passione, con esse racconto emozioni, esperienze e altro..."
                                                                                                                                                                                               Daniela

"Lo scopo dell'apprendere non è altro che la ricerca del cuore che si è smarrito". (Confucio)

"Renditi padrone di te stesso, e il tempo raccoglilo e conservalo. Conservare il tempo è imparare a costruire il tempio interiore". (Seneca)

Nell’ottobre del 2016 l’artista ha realizzo la sua prima mostra personale presso lo studio atelier La Macia de color a San Massimo di Verona. Titolo della mostra “Il coraggio di rinascere”, in cui la scultrice ha esposto una ventina di sculture in legno; un titolo in cui è racchiusa tutta la sete di vita che ispira le sue opere.

Dal 2016 fa parte dell'Associazione Artistica "La Macia de Color", ha partecipato a concorsi, mostre personali e collettive in Italia e all'estero, riscuotendo successo ed apprezzamento per le opere esposte.

 

 

UN PO’ DI STORIA...

Le tracce della scultura si perdono nella notte dei tempi: la sua storia è legata al materiale diverso a seconda del territorio e delle epoche. In Africa, Grecia, Cina e nell’ antica Roma venivano impiegati principalmente la pietra, il legno e bronzo; in Francia e Germania soprattutto il legno. Anche l’origine della parola stessa (dal latino “sculpere”) rimanda al concetto di “intagliare”. Sin dal Medioevo le tecniche per l'intagliatura del legno venivano tramandate di generazione in generazione. Lo scultore era consapevole dei possibili difetti del materiale, dato che valutava crescita, scelta di taglio del tronco, stagionatura, ecc. Ciò è confermato dalle numerose sculture pervenute in ottima condizione.

Il legno, quale materiale "vivo", soggetto a modificazioni di dimensioni e forma al variare della temperatura e dell'umidità, veniva ricavato da vecchi alberi abbattuti nelle fasi vegetative dell'autunno e dell'inverno (quando minore è la risalita della linfa), in quanto più compatto e meno corruttibile del legno di taglio primaverile. Le diverse tradizioni di utilizzo hanno privilegiato essenze diverse l’una dall’altra, anche in base alla tipologia dei boschi disponibili nel territorio. In Toscana ad esempio, alla fine del XIII secolo, per l'intaglio di sculture lignee, destinate alla policromia, si faceva uso di essenze tenere (tiglio e pioppo) per la loro maggiore duttilità e per la presenza minima di tannino. Ogni scultura lignea ha un ordinario ciclo di vita ed è soggetta a mutamenti a causa della deperibilità della materia. Il legno è un materiale molto durevole: se non viene attaccato da parassiti può resistere centinaia o anche migliaia di anni.Oggetti di legno usati dai romani sono stati ritrovati praticamente nel loro stato originario,  protetti dall'azione degli agenti esterni.

Esistono legni forti e duri, legni dolci, legni fini e duri.

I legni forti e duri sono quelli di quercia, abete, frassino, platano.

I legni dolci sono quelli di pioppo, castagno, betulla.

I legni fini e duri sono quelli di noce, ciliegio, olivo, ebano, palissandro, mogano, teak.

BREVI CONSIGLI PER LA LAVORAZIONE DEL LEGNO

Il legno è un materiale che spesso risulta davvero molto malleabile da lavorare, ma questo non significa assolutamente che per realizzare opere di un certo spessore di difficoltà dobbiamo bruciare le tappe. Pazienza, quindi, e costanza sono i due ingredienti principali con i quali dobbiamo partire per fare una buona scultura. In fondo, in questo ambito come in tutti quelli della vita, non si finisce mai di imparare ed è con l'esperienza che ci si perfeziona.

Il vero protagonista, che non può mancare, è lui, il legno, il materiale più vivo, duttile e, allo stesso tempo, resistente e robusto per eccellenza. Saper scegliere il legno adatto al tipo di lavoro che vogliamo fare è di fondamentale importanza. Esistono, infatti, legni dolci e legni più duri e ciascuno va scelto in base alle proprie necessità. Per principio si usa la regola che il legno duro è utilizzato per scolpire oggetti di minori dimensioni, mentre per quelli più grandi si utilizza il legno più morbido.

Per quanto riguarda le opere che ho effettuato, molto spesso ho cercato sempre tronchi o rami nei luoghi più svariati, nei boschi, sulle colline tra gli ulivi, in campagna, e le tipologie di legno sono le più svariate, visto che la prerogativa per me è osservare la forma del pezzo che lavorerò.

Potrebbe sembrare un passatempo troppo impegnativo ma, in realtà, bastano pochi attrezzi “del mestiere” per intagliare il legno.  Innanzitutto, servono scalpelli e sgorbie, che permettono di intagliare il legno con precisione, la carta vetrata per smussare gli angoli ed eliminare eventuali imperfezioni, i pennelli, un prodotto antitarlo e i impregnanti trasparenti per le finiture. Da avere a disposizione anche i più classici degli strumenti per il fai da te, come il trapano, la sega e il martello.  Procuriamoci, poi, le raspe e le lime (per levigare il legno) e il mazzuolo (un martelletto per poter utilizzare tutti gli strumenti necessari).  In tutti i negozi di fai da te si possono trovare questi oggetti, a prezzi relativamente accessibili a tutti.

 

Storia breve sull’olivo

L'olivo è una pianta centrale nella storia delle civiltà che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, e di tutto l'Occidente. Si narrano numerose leggende: una di queste è di origine greca e narra di Atena che, nell'intento di benedire gli uomini, piantò la sua lancia nel suolo e ivi crebbe il primo ramoscello d'ulivo; un'altra ci parla di un olivo raccolto ai confini del mondo da Ercole, in quel luogo nacque il bosco sacro a Zeus, dalle cui fronde venivano intrecciate le corone per i vincitori dei giochi olimpici.[8] Un altro aneddoto sull'ulivo riguarda invece la colomba che, per annunciare a Noè la fine del diluvio universale, gli portò un ramoscello d'ulivo che teneva stretto fra le zampe. Comunque si è appurato che le prime piante selvatiche esistevano sull'isola di Creta fin dal 4000 a.C. e che successivamente i cretesi si sono specializzati nella coltivazione di tale pianta la quale successivamente verrà esportata in tutto il bacino del Mediterraneo.

Simbolismo

Sia i popoli orientali che quelli europei hanno sempre considerato questa pianta un simbolo della pace. Nell'antica Grecia l'olivo era considerato un albero sacro, a tal punto che chiunque veniva sorpreso a danneggiarlo veniva punito con l'esilio. A quel tempo la pianta non era ancora l'olivo coltivato ma il suo progenitore selvatico, l'oleastro. Per i Romani era simbolo insigne per uomini illustri. Secondo la tradizione i gemelli divini Romolo e Remo nacquero sotto un olivo. Per i Giudei l'olivo era simbolo della giustizia e della sapienza. Nel Primo Libro dei Re, Salomone, durante la costruzione del primo Tempio di Gerusalemme"fece due cherubini di legno d'olivo, alti dieci cubiti… fece costruire la porta della cella con battenti di legno d'olivo… lo stesso procedimento adottò per la porta della navata, che aveva stipiti di legno d'olivo" (cfr 1Re 6, 31‐33). Nella religione cristiana la pianta d'olivo ha una vasta gamma di simbologie. Da quel momento l'olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rinascita, perché, dopo la distruzione operata dal Diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini. Ambedue i simboli sono celebrati nella festa cristiana delle Palme dove l'olivo sta a rappresentare il Cristo stesso (il cui nome, guarda caso, significa l'unto) che, attraverso il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per tutta l'umanità. Infatti la simbologia dell'olivo si ritrova anche nei Vangeli: Gesù fu ricevuto calorosamente dalla folla che agitava foglie di palma e ramoscelli d'olivo; nell'Orto degli Ulivi egli trascorse le ultime ore prima della Passione.

L’ulivo nell’artigianato

In Italia la diffusione dell’ulivo è presente in tutte le regioni, ma quelle con la più alta concentrazione sono Liguria, Toscana, Umbria e Puglia. Proprio in queste regioni nell’arco dei secoli si è diffusa una grande tradizione dell’artigianato del legno.In Puglia ha dato vita a una fioritura di prodotti quali: l’intarsio, l’intaglio e l’ebanisteria, tuttora tradizioni valide con quel gusto contemporaneo richiesto dalle esigenze del mercato. L’esempio di questa evoluzione si trova negli artisti attuali che realizzano quadri ad intarsio o sculture di grande superficie oltre a quelli in misura ridotta dei loro precedenti colleghi artisti. L’ambivalenza della lavorazione del legno portò dunque ad una differenziazione delle specializzazioni artigiane. Alcuni maestri si concentrarono sulla produzione di accessori, altri si concentrarono sui mobili e sull’arredo in genere. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo si cominciarono a produrre oggetti d’arredo sempre più ricercati e particolari come cassapanche, cassettoni e stipi in noce e dunque la tecnica di lavorazione si differenziò ancora.

IL Gelso

Il gelso bianco o moro bianco[1] (Morus alba L.) è un albero deciduo appartenente alla famiglia delle Moraceae, contenente lattice, originario della Cina settentrionale e della Corea. Venne introdotto in Europa verso il XV secolo, principalmente per l'uso delle sue foglie in bachicoltura come alimento dei bachi da seta e si rinviene sporadicamente a seguito di vecchie coltivazioni datate in Europa meridionale, specie in Italia e Spagna, dove la bachicoltura era particolarmente diffusa fino agli anni cinquanta. L’etimologia dal greco siko-moros e gelso deriverebbe da “moruscelsus o moroaltoeccelso”. Venne poi denominato “albero dalla chioma d’oro” per i suoi impieghi nella produzione della seta. Per Ovidio i frutti erano rossi come il sangue di Tisbe. I Greci e i Romani conoscevano, quindi, quest’albero. La corteccia è giallo-grigiastra con toni più o meno aranciati e cosparsa di numerose lenticelle giallino-biancastre nella pianta giovane, in seguito diviene marrone-brunastro scura, profondamente solcata e screpolata in fasci fibrosi più o meno verticali formanti piccole scaglie allungate. Il legno è duro, compatto, resistente e robusto, ottimo come combustibile e per piccoli lavori d'intarsio.

 

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